Il 13 dicembre del 1871 il Comune di Roma decise di restaurare la passeggiata del Pincio. A dirigere i lavori fu chiamato l’architetto Gioacchino Ersoch.
 
Venuto a conoscenza dei fatti il sacerdote/scienziato Giovan Battista Embriaco si propose per fabbricare un orologio idraulico.  E fu così che, grazie all'aiuto dell'amico Antonio Bedetti, già direttore d’orchestra all'Accademia nazionale di Santa Cecilia, padre Embriaco realizzò un vero e proprio gioiello di fisica applicata all’idraulica e alla meccanica.

Ersoch, incluse l’opera all’interno del suo piano di arredo del Pincio e scelse un allestimento a “scrigno” per proteggere e al contempo mostrare il sofisticato meccanismo idraulico autoregolante, alimentato costantemente dall’Acqua Marcia raccolta nel vicino serbatoio e distribuita da questo in tutto il giardino.  Ersoch si rifece allo stile degli “chalet svizzeri” ed all’orologio diede la forma di una torretta lignea. I quattro quadranti dell’ora, visibili da tutte le direzioni, furono protetti da mostre in cristallo di Francia e colorate e sagomate utilizzando ghisa fusa a imitazione di tronchi d’albero con i suoi innumerevoli cerchi concentrici. Persino le lancette in ottone furono sagomate in forme vegetali e la fontana innalzata su un piccolo scoglio al centro di un laghetto. 

Nel 2007 dopo molti anni di interruzioni, rallentamenti e diacronie, l’Orologio ad acqua del Pincio, grazie anche ai ragazzi della Scuola Professionale ELIS (Educazione Lavoro Istruzione Sport) è stato rimesso in moto è restituito ai tanti visitatori di Villa Borghese. 

Queste le parole del direttore della Scuola ELIS Pierluigi Bartolomei:: “Un paio d’anni fa ci venne in mente di fare qualcosa di utile per la città di Roma. L’idea con la quale abbiamo chiesto in adozione l’idrocronometro della Passeggiata del Pincio al Comune di Roma, è stata quella di proporre ai nostri allievi un’impresa che li qualificasse, nonostante l’età, come cittadini attivi."

Ora tutti possono nuovamente ammirare questo orologio unico nel suo genere, splendido esempio di architettura meccanica di fine Ottocento alla cui realizzazione la famiglia Bedetti è lieta di aver contribuito.